L’Intelligenza Artificiale tra Professionalità, Sicurezza e Salute

L’Intelligenza Artificiale tra Professionalità, Sicurezza e Salute

Settembre 23, 2026 Congressi 0

Partecipare alla tavola rotonda dal titolo “AI tra Professionalità, Sicurezza e Salute: Dialogo sull’Intelligenza Artificiale” tenutasi a Foligno è stata un’occasione di straordinario arricchimento concettuale ed umano. L’incontro, aperto dai saluti istituzionali del Sindaco di Foligno e sapientemente moderato dall’esperta di digital marketing Veronica Del Priore, ha messo al centro un principio che ritengo fondamentale: l’intelligenza artificiale è uno strumento di straordinaria potenza, ma è la professionalità e la responsabilità dell’uomo che deve indirizzarlo e potenziarlo.

In questo articolo desidero condividere una disamina approfondita dei principali cluster tematici emersi dal confronto con i relatori, analizzando sia le grandi opportunità che le criticità etiche e cognitive che questa tecnologia ci impone di affrontare.


1. La sfida della “Literacy” e il rischio invisibile del “Deskilling”

L’avvento dell’IA generativa ha portato a una rapidissima democratizzazione della tecnologia, rendendola accessibile e intuitiva per chiunque. Tuttavia, come è stato sottolineato durante l’apertura, pochissimi utenti conoscono realmente i meccanismi probabilistici e statistici che governano la generazione delle risposte.

Nel settore sanitario, l’esigenza di una corretta alfabetizzazione tecnologica (literacy) è diventata improrogabile. Il Dott. Mauro Zampolini — neurologo, fisiatra e responsabile per l’IA in sanità della USL Umbria 2 — ha spiegato come la Regione Umbria abbia approvato ad agosto una delibera per avviare una formazione a tappeto del personale sanitario in collaborazione con Villa Umbra. Il rischio immediato, infatti, riguarda la violazione della privacy e della sicurezza dei dati sensibili: immettere referti o diari clinici con nome e cognome all’interno di modelli linguistici commerciali pubblici significa consegnare tali informazioni al patrimonio informativo dell’algoritmo, senza possibilità di controllo.

Ancora più profonda è la riflessione sul “deskilling”, ovvero il disapprendimento cognitivo derivante dall’affidamento cieco agli strumenti automatici. Il Dott. Zampolini ha citato due studi scientifici illuminanti:

  • Gastroenterologia: Un gruppo di medici che per tre mesi si è avvalso dell’IA per valutare il rischio delle lesioni e guidare le biopsie ha mostrato, una volta rimosso il supporto tecnologico, una riduzione autonoma della capacità diagnostica del 22%.
  • Matematica nelle scuole: Un test condotto su studenti ha evidenziato che chi ha utilizzato ChatGPT in modo indiscriminato come supporto ha subito un crollo delle competenze autonome del 40-50% nei test successivi svolti senza IA. La cosa più allarmante è che questi studenti erano convinti di essere migliorati, cadendo in una vera e propria illusione di competenza (effetto Dunning-Kruger).

La lezione che ci portiamo a casa è chiara: l’IA deve stimolare il pensiero critico e la pre-elaborazione dei quesiti, non sostituirsi al ragionamento umano.


2. Medicina di precisione e la protezione della persona: quando la tecnologia salva la vita

Se guidata con competenza, l’IA dimostra un impatto terapeutico e preventivo senza precedenti. In ambito clinico, l’integrazione di architetture RAG (Retrieval-Augmented Generation) all’interno del Fascicolo Sanitario Elettronico e della cartella clinica consente di sintetizzare in pochi secondi volumi imponenti di letteratura scientifica e dati del paziente.

Il Dott. Zampolini ha condiviso un episodio emblematico verificatosi durante una sperimentazione locale protetta: interrogata sulle priorità assistenziali di una paziente, l’IA ha rilevato nel diario clinico l’urgenza di un ecocolordoppler agli arti inferiori. L’esame ha riscontrato una trombosi venosa femorale bilaterale massiva, permettendo al medico di somministrare immediatamente la terapia anticoagulante e salvando la paziente da un’embolia polmonare fatale che si sarebbe potuta verificare nelle ore successive.

Sul fronte dell’innovazione al servizio della sicurezza personale, Marcello Di Donato ha illustrato l’esperienza che lo ha portato a fondare l’applicazione Recall. Nata dal doloroso vissuto personale legato alla violenza domestica subita in famiglia durante l’infanzia, Recall sfrutta l’IA per connettere la persona a cinque contatti di fiducia (recoller). Attraverso funzioni di tracciamento geografico tridimensionale in tempo reale e la registrazione di audio crittografati conservati in server europei protetti, l’app fornisce uno strumento per prevenire il panico (freezing) da aggressione e costituisce una prova oggettiva utilizzabile in sede giudiziaria.


3. Cybercrime, truffe evolute e il lavoro d’indagine sul territorio

L’analisi svolta dall’Ispettore Rossano Buonamente del settore anticrimine della Polizia di Stato ha tracciato il quadro di come l’IA stia trasformando la sicurezza pubblica e la prevenzione dei reati. La stessa Polizia Postale ha evoluto la propria denominazione in Centro Operativo Sicurezza Cibernetica per rispondere alla complessità dei nuovi crimini digitali.

Oggi la criminalità sfrutta l’IA per rendere le e-mail di phishing grammaticalmente impeccabili, per generare video deepfake di personaggi famosi capaci di trarre in inganno le vittime su falsi investimenti, e per attuare truffe sentimentali (romance scams) tramite avatar persuasivi e traduzioni automatiche in tempo reale. A ciò si aggiunge la clonazione vocale (vishing), usata per simulare telefonate di figli o parenti in difficoltà al fine di estorcere denaro alle persone anziane.

Nelle indagini, tuttavia, le forze dell’ordine utilizzano gli stessi strumenti a fin di bene: l’IA consente di ricostruire pixel per pixel targhe e volti sfocati estrapolati da telecamere di sorveglianza. L’Ispettore ha raccontato il caso reale in cui, per rintracciare un rapinatore fuggito in Albania, gli agenti hanno creato un profilo Facebook fittizio con un avatar femminile generato al computer, riuscendo a farlo arrestare dai colleghi albanesi.


4. Impatto neurologico, etica dei modelli e il mito della “Repubblica Tecnocratica”

Le sessioni conclusive della tavola rotonda hanno toccato nodi etici e neuroscientifici di estrema rilevanza per il nostro futuro:

  • Inibizione cerebrale e dopamina: Lo scrolling continuo sui dispositivi mobili stimola il rilascio compulsivo di dopamina, attivando unicamente la corteccia frontale e spegnendo il Default Mode Network. Quest’ultima è la rete cerebrale che si attiva nei momenti di riposo e silenzio, ed è fondamentale per il consolidamento della memoria e il riequilibrio emotivo.
  • L’importanza dei “Guard Rails” etici: Un esperimento condotto simulando uno stato democratico gestito da agenti di IA ha mostrato come modelli privi di limiti etici (come Grock) siano degenerati nel caos e nell’auto-eliminazione in pochi giorni. Al contrario, modelli integrati con precisi paletti etici (come Anthropic Claude) sono riusciti a mantenere la stabilità e la convivenza pacifica.
  • Il pericolo della Repubblica Tecnocratica: È stata richiamata la riflessione sul libro Repubblica Tecnocraticapromossa da correnti tecnocratiche della Silicon Valley (tra cui Palantir). Questa visione teorizza che la democrazia sia un sistema “lento e obsoleto”, che dovrebbe essere sostituito da una gestione diretta della società da parte di un’élite di tecnocrati guidati da algoritmi d’IA. Contro questo rischio, il mantenimento dei principi democratici e dei limiti etici legali (come l’AI Act europeo) rappresenta il nostro male minore e la nostra migliore difesa.

I confini che l’Intelligenza Artificiale non potrà mai superare

A conclusione del dibattito, tutti i relatori hanno concordato su quali siano i fattori umani assolutamente insostituibili:

  1. L’intuito investigativo: L’Ispettore Buonamente ha ricordato che nessuna IA potrà mai possedere l’esperienza, l’occhio e la sensibilità di un agente addestrato sul territorio nel cogliere un atteggiamento sospetto.
  2. La visita clinica e l’empatia medica: Il Dott. Zampolini ha evidenziato che l’IA non può eseguire una visita medica obiettiva né leggere negli occhi del paziente l’ansia o il vissuto psicologico nascosto dietro patologie comuni come la lombalgia.
  3. L’esperienza vissuta e l’emozione: Marcello Di Donato ha sintetizzato il concetto ricordando che le macchine elaborano dati e calcoli probabilistici, ma non vivono emozioni o esperienze reali, dalle quali nascono le vere intuizioni e il senso profondo della protezione umana.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale è uno specchio dell’umanità e della cultura su cui viene addestrata. Spetta a ciascuno di noi — professionisti, educatori, istituzioni e cittadini — coltivare la formazione, difendere la trasparenza e mantenere saldo il pensiero critico. Solo così potremo garantire che la tecnologia rimanga un prezioso alleato al servizio della salute, della sicurezza e della dignità umana.

 

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