Neuroscienze, Robotica e Umanità: perché la tecnologia non sostituirà mai il cervello
1. Introduzione: Un cambio di paradigma nato da due domande
La tecnologia rischia di meccanizzare il paziente o può renderci profondamente più umani? È attorno a questo fondamentale interrogativo che si è svolta l’intensa giornata del 23 ottobre 2026 presso la sede della Società Elettrica Sopracenerina (SES) a Locarno. L’evento ha celebrato un traguardo di straordinario valore scientifico e umano: i 15 anni di collaborazione strategica tra la Clinica Hildebrand Centro di riabilitazione Brissago e il RELab (Rehabilitation Engineering Lab) del Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ).
I lavori, sapientemente moderati dalla giornalista Cecilia Broggini, sono stati aperti dai saluti istituzionali del Direttore della Clinica Hildebrand, Sandro Foiada, e del Sindaco della Città di Locarno, Nicola Pini. L’incontro ha offerto una rara opportunità di dialogo transdisciplinare tra bioingegneri, medici specialisti, economisti della salute, rappresentanti della politica sanitaria e, soprattutto, pazienti.
Come medico, ricercatore e divulgatore che ha vissuto questa storia fin dal suo primo istante, desidero condividere in questo articolo i punti salienti del mio intervento e sintetizzare i contributi scientifici, clinici ed economici emersi da un simposio che ha tracciato la rotta per la neuroriabilitazione del futuro.
2. Il mio intervento: Spostare l’obiettivo dal movimento al significato dell’azione
2.1. Il paziente come soggetto, non oggetto della terapia
L’11 febbraio 2011 si sono incontrate due visioni e due domande apparentemente distanti: da un lato la mia prospettiva clinica, radicata nella riabilitazione neurocognitiva inaugurata da Carlo Perfetti alla fine degli anni ’70 (alla quale ho avuto il privilegio di contribuire dal 1990); dall’altro la visione del Prof. Roger Gassert, ingegnere robotico dell’ETHZ alla ricerca di modalità per costruire esercizi intelligenti per la mano capaci di integrare l’interazione aptica.
Nella nostra visione neurocognitiva, il recupero dell’agire post-ictus non è mai stato concepito come una mera ricostruzione meccanica del movimento, ma come la riorganizzazione di azioni intenzionali guidate da percezione, attenzione, memoria, esperienza e processi decisionali. Nel 2011, accostare la robotica a questo approccio appariva a molti un controsenso o, peggio, il rischio di una “meccanizzazione” del paziente. Si trattava di un profondo equivoco culturale. Il nostro scopo non era integrare un robot nella fisioterapia o nell’ergoterapia per automatizzare le mansioni o sostituire l’operatore, ma creare una nuova forma di interazione tra persona, terapista e tecnologia, capace di amplificare l’intelligenza terapeutica.
L’etica alla base di tutto il nostro percorso si sintetizza in un unico principio cardine:
“Il paziente non è l’oggetto della tecnologia, è il soggetto della terapia.”
Dal punto di vista neuroscientifico e filosofico, questo approccio supera il razionalismo classico. Già nel 1781, Immanuel Kant nella Critica della ragion pura evidenziava i limiti di una concezione puramente astratta della conoscenza. Le neuroscienze contemporanee ci confermano che la cognizione non è un’elaborazione logica disincarnata, ma un processo guidato dalla cognizione incarnata (embodied cognition) ed estesa. La mente pensa attraverso il corpo e la mano — strumento eletto dell’azione, del contatto e della creatività umana. Gli strumenti tecnologici, se progettati con rigore neurofisiologico, entrano nella continuità dell’esperienza cognitiva della persona, ampliandone le possibilità senza mai sostituirsi all’essere umano.
2.2. Il modello dei 5 verbi: Come il cervello risolve i problemi attraverso la tecnologia
Ogni esercizio terapeutico rappresenta prima di tutto un problema cognitivo che il cervello deve risolvere. Nella nostra pubblicazione Network Oriented Neuro Rehabilitation, abbiamo tradotto questa impostazione in un modello operativo articolato su 5 processi fondamentali, organizzati attorno ad altrettanti verbi d’azione:
- Percepire: Costruire il significato sensoriale attraverso l’interazione con l’ambiente.
- Immaginare: Rappresentare mentalmente l’azione e anticiparne gli esiti.
- Scegliere: Selezionare la strategia motoria e cognitiva più adeguata.
- Agire: Realizzare intenzionalmente il compito senso-motorio.
- Riflettere: Apprendere dall’esperienza, valutare l’errore e adattarsi.
Il robot non “allena il movimento”, ma propone un problema che il cervello risolve avvalendosi di un’interfaccia sensoriomotoria bidirezionale. La sua forza terapeutica risiede nell’algoritmo che conserva la storia dell’interazione e adatta la difficoltà, mentre il cervello costruisce la storia del proprio apprendimento plasticizzante. Questo approccio ci ha permesso di raggiungere il traguardo più importante: spostare l’obiettivo della riabilitazione dal semplice recupero del movimento al recupero del significato dell’azione.
2.3. L’Intelligenza Artificiale, la meta-plasticità e le tre riflessioni sul futuro
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) apre scenari affascinanti: l’IA può elaborare enormi moli di dati clinici, tracciare profili individuali e sostenere il ragionamento clinico nella personalizzazione dei dosaggi. Tuttavia, come clinici dobbiamo ricordare un fatto fondamentale: l’IA non possiede un corpo. La vera sfida scientifica del futuro sarà formalizzare i processi cognitivi non verbali, le intuizioni, la percezione implicita e l’esperienza vissuta senza snaturarli in mere funzioni logico-matematiche. L’IA deve sostenere il giudizio clinico, mai rimpiazzarlo.
Modificando gli strumenti e l’ambiente di interazione, agiamo su quella che definisco una dimensione metaplastica della plasticità: la capacità di creare nuove condizioni di interazione che, a loro volta, modificano le possibilità stesse della plasticità cerebrale.
Sintetizzo la mia visione sul futuro in tre riflessioni fondamentali:
- La tecnologia al servizio dell’essere umano: La tecnologia non deve insegnarci a essere meno umani, ma aiutarci a diventarlo di più, restituendoci tempo ed energie per pensare, creare e coltivare relazioni.
- Il futuro della cognizione: Il corpo, l’esperienza vissuta, la relazione e il significato restano dimensioni imprescindibili della condizione umana a cui non potremo mai rinunciare.
- Il paziente al centro: La tecnologia ben progettata è uno strumento al servizio del recupero della vita, dell’autonomia e della dignità della persona dopo una lesione cerebrale.
3. Panoramica del Congresso: Idee, tecnologie e politiche a confronto
3.1. Dalla ricerca alla clinica (e al domicilio): La robotica per la mano
Il percorso illustrato dal Prof. Roger Gassert, dal Prof. Olivier Lambercy e dalla Dr.ssa Giada Devittori (RELab ETHZ), assieme alla Dr.ssa Daria Dinacci e a Joel Consonni (Clinica Hildebrand), ha mostrato la parabola evolutiva di questi 15 anni.
La Dr.ssa Dinacci ha efficacemente evocato la figura di “Giano Bifronte” — la divinità romana dai due volti rivolti uno al passato e uno al futuro — per spiegare l’evoluzione della Clinica Hildebrand: dal 2003, con l’introduzione della cultura neurocognitiva orientata ai network, fino all’arrivo del Lokomat nel 2007 e allo sviluppo dei nuovi dispositivi portatili. L’ingegneria si è evoluta dalle ingombranti postazioni cliniche da 300 kg fino a sistemi portatili compatti da 40 cm come ReHapticHand e l’esperimento ETH handball.
I dati clinici presentati dalla Dr.ssa Devittori confermano che la terapia robotica semi-supervisionata permette di aumentare in modo massiccio il dosaggio di esercizio: in ambito stazionario si registra un +40% di tempo di allenamento (6 ore aggiuntive). Portando il dispositivo a domicilio per 2 settimane, il dosaggio si impenna del +170-180% (8-9 ore di terapia aggiuntiva). Nelle sperimentazioni prolungate a 6 settimane a domicilio, tuttavia, l’aderenza spontanea tendeva a calare sotto il 50% a causa degli impegni della vita quotidiana. Per superare questo ostacolo, il team ha sviluppato un’app motivazionale di virtual coaching (con messaggistica e sistema a badge). Come ha precisato la Dr.ssa Devittori, la sperimentazione clinica di questa app a 6 settimane è stata avviata presso la struttura partner Reha Rheinfelden (per poi estendersi alla rete dei centri Valens e Phönix), riportando la frequenza d’uso a superare il 75% dei giorni.
A livello organizzativo, Joel Consonni ha analizzato il “factor killer” emerso nella Fase 2 della sperimentazione alla Hildebrand: posti di fronte alla scelta individuale tra terapia robotica e terapia convenzionale, i terapisti tendevano sistematicamente a privilegiare la seconda, lasciando la sala robotica sottoutilizzata. La svolta (Fase 3) è avvenuta trasformando la robotica in terapie di gruppo semi-supervisionate (evitando che la macchina “rubasse” spazio al trattamento individuale 1-a-1), introducendo la figura del terapista di coordinamento per le prescrizioni e nominando dei super-user interni per ogni dispositivo.
3.2. Le sfide economiche, demografiche e di politica sanitaria
Ascoltando le analisi del Prof. Luca Crivelli (USI/SUPSI), del Dr. Gianni R. Rossi (CEO delle Cliniche SUVA) e dell’On. Raffaele De Rosa, emerge con drammatica chiarezza la necessità di riformare la governance del sistema sanitario.
Il Prof. Crivelli ha presentato una fotografia impietosa degli ultimi 30 anni in Svizzera (1996-2025): a fronte di una crescita dei salari nominali del 36% e del PIL del 58%, i premi delle casse malati sono esplosi del 280% (crescendo a un ritmo 6 volte superiore ai salari!). Analizzando i DALYs (Disability-Adjusted Life Years, anni di vita sana persi), la Svizzera ha perso 2,43 milioni di DALYs nel 2023. Il 19,4% di questa perdita è riconducibile al blocco Brain Health(salute cerebrale e mentale, con circa 20 miliardi di franchi di spesa diretta). Ancora più impressionante è il dato sui costi indiretti (perdita di produttività): ben 70,5 miliardi di CHF all’anno, suddivisi in presentismo (33,7 Mld), assenteismo (18 Mld), invalidità (12,5 Mld) e morte prematura (6,2 Mld). Fattori di rischio modificabili come l’obesità e l’inattività fisica generano da soli oltre 7,7 miliardi di costi diretti e indiretti. Nonostante ciò, la Svizzera destina appena l’1,9% della spesa sanitaria alla prevenzione (quartultimo posto OCSE) ed è scivolata dal 2° posto (2014) all’8°-9° posto (2021) nel ranking di performance del Commonwealth Fund. Crivelli ha caldeggiato l’introduzione di una legge quadro federale sulla prevenzione e un approccio One Health.
Il Dr. Gianni R. Rossi ha analizzato l’impatto delle riforme EFAS (finanziamento uniforme) e AFUS (ambulatoriale prima di stazionario), sottolineando come la riabilitazione debba evolvere da strutture puramente stazionarie verso centri di integrazione e cliniche di prossimità vicine al luogo di lavoro o di domicilio (portando gli esempi dei centri SUVA a Couvet e San Gallo). Come clinico, sono rimasto particolarmente colpito dall’esempio portato dal Dr. Rossi sui pazienti gravemente ustionati (come il celebre chef stellato dopo la tragedia di Crans-Montana): traumi sistemici complessi con ustioni estese richiedono una presa in carico riabilitativa multidisciplinare del tutto assimilabile, per complessità fisiopatologica e neuro-assistenziale, alle gravi cerebrolesioni.
3.3. Collaborazioni accademiche e modelli internazionali
Il valore della sinergia tra formazione accademica e ricerca applicata è stato sottolineato dal Prof. Alessandro Ceschi (EOC/USI) e dal Prof. Jörg Goldhahn (ETHZ). La collaborazione per il Master in Medicina ETH-USI ha registrato un successo straordinario: la quota di studenti che sceglie il Ticino per la formazione clinica è aumentata del 60%. La partnership si sta consolidando attorno ai programmi di Clinical PhD (che uniscono ingegneri e medici al letto del paziente) e al progetto Swiss Keyes, volto a creare un sistema informatico ospedaliero modulare, interoperabile e open-source.
Il Prof. Mauro Zampolini (Presidente della Sezione di Medicina Riabilitativa dell’UEMS) ha illustrato il modello italiano. L’Italia è il secondo paese al mondo per acquisto di robot riabilitativi, distribuiti prevalentemente negli IRCCS privati accreditati. Zampolini ha ripercorso i dati della Consensus Conference Cicerone (316 studi analizzati, 100 dispositivi censiti di cui solo 19 con marchio CE), evidenziando come l’efficacia della robotica emerga solo se si selezionano accuratamente i pazienti e si garantiscono adeguati dosaggi terapeutici. Tra le novità legislative italiane figurano il progetto Fit4Med (PNRR), l’introduzione della robotica nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza, codice 93.11) e la transizione verso la Value-Based Care (remunerazione basata sugli esiti di salute misurati sul paziente anziché sul volume di prestazioni). Zampolini ha inoltre mostrato l’applicazione dell’Ambient Scribing (l’IA che ascolta la visita e redige il referto, permettendo al medico di guardare il paziente negli occhi) e ha annunciato la promozione della European School of Robotics.
3.4. La voce del paziente e la Tavola Rotonda
La testimonianza del paziente Antonio Civile ha commosso e motivato tutti i presenti. Colpito da un ictus nell’estate 2023 e passato attraverso un periodo di coma, Civile ha descritto il riapprendimento motorio e cognitivo come un “dover ricominciare esattamente come un bambino piccolo”. Ha ricordato con emozione l’accesso alla “stanza segreta e sperimentale” della Clinica Hildebrand dove ha provato i prototipi robotici, sottolineando come la tecnologia sia diventata un ambiente protetto in cui gestire la fatica e ritrovare la fiducia.
Nella tavola rotonda — con la partecipazione del Dr. Paolo Rossi, di Marco Romano (rappresentante degli assicuratori malattia), del Prof. Roger Gassert, del Prof. Mauro Zampolini e di Antonio Civile — si è dibattuto sulla necessità di abbattere i “silos” informativi del sistema sanitario. Marco Romano e il Dr. Paolo Rossi hanno sottolineato il recente passo avanti compiuto dal Consiglio Nazionale svizzero con l’introduzione dell’obbligo di registrazione al Dossier Elettronico del Paziente (DEP) per tutti i fornitori di prestazioni. Superare le resistenze corporative e la frammentazione dei dati permetterebbe di ottimizzare i percorsi clinici, riducendo i costi di sistema fino al 15% e restituendo risorse preziose alla cura. Si è infine ribadito che nessuna metrica digitale potrà mai sostituire la medicina narrativa e l’ascolto della dignità umana.
4. Conclusione: Verso un’integrazione intelligente
La neuroriabilitazione del futuro non sarà mai una competizione tra uomo e macchina, ma una sinergia consapevole. La robotica e l’intelligenza artificiale non nascono per automatizzare la cura o sostituire l’empatia della relazione terapeutica, ma per potenziare l’intelligenza clinica e offrire al cervello del paziente contesti d’interazione sempre più ricchi di significato.
I 15 anni di storia condivisa tra la Clinica Hildebrand e il RELab dell’ETHZ dimostrano che la tecnologia esprime il suo vero valore solo quando è guidata da rigorosi presupposti neurofisiologici, da evidenze scientifiche traslazionali e da un’etica incrollabile che pone la persona al centro del processo di guarigione.
In un mondo sanitario sempre più digitalizzato, come possiamo assicurarci che l’innovazione tecnologica continui a renderci più umani e non più meccanici?





