Convegno sul Codice Rosa – Una Nuova Frontiera nel Contrastare la Violenza di Genere e i Crimini d’Odio

Convegno sul Codice Rosa – Una Nuova Frontiera nel Contrastare la Violenza di Genere e i Crimini d’Odio

Febbraio 24, 2024 Congressi 0

Foligno, 24 Febbraio 2024 – L’Auditorium S. Domenico Foligno ha ospitato oggi il convegno “Codice Rosa, modello operativo in sanità pubblica per il contrasto alla violenza di genere e crimini di odio”, un evento cruciale che segna un passo avanti nel contrasto alla violenza di genere nella regione.

Organizzato dall’Inner Wheel Club di Foligno, in collaborazione con USL Umbria 2 e il Comune di Foligno, il convegno ha visto la partecipazione di figure istituzionali, medici, e legali, oltre a testimoni diretti che hanno condiviso le loro esperienze e conoscenze sul tema.

Ho avuto l’onore di portare i saluti dell’ospedale alle autorità presenti, tra cui esponenti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dell’esercito. Un ringraziamento speciale va alle dottoresse Vittoria Doretti e Paola di Nicola Travaglini, che con il loro impegno hanno promosso la realizzazione di questo progetto a livello nazionale, e alla direzione generale USL Umbria 2 per il suo costante supporto.

Lo sviluppo del protocollo del Codice Rosa si è articolato in tre fasi:

1. Integrazione con la società civile: fondamentale è stata la collaborazione con diverse realtà del territorio, come l’associazione Inner Wheel, che ha contribuito a sensibilizzare la comunità sul tema della violenza contro le donne.

2. Creazione di una rete: il protocollo ha previsto la creazione di una rete di collaborazione tra ospedali, istituzioni e forze dell’ordine, al fine di garantire un’assistenza completa e tempestiva alle vittime di violenza.

3. Centralità delle donne: le donne sono state protagoniste attive nello sviluppo del protocollo, contribuendo a renderlo un strumento efficace e rispondente alle loro reali esigenze.

La lotta contro la violenza sulle donne è un impegno di tutti. E’ la lotta contro la violenza in generale, contro la sopraffazione e la prevaricazione. Dobbiamo far trionfare la ragione e la civiltà contro gli istinti primordiali che portano alla violenza.

Il protocollo del Codice Rosa rappresenta un passo avanti importante in questa direzione, un segno tangibile dell’impegno delle istituzioni e della società civile nel contrastare questo fenomeno drammatico.

Insieme possiamo fare la differenza.

Dopo i saluti istituzionali, seguiti dall’introduzione di Romina Morici, che ha posto le fondamenta per le successive sessioni enfatizzando l’importanza del progetto “Stanza Codice Rosa” presso il Pronto Soccorso di Foligno.

La Dr.ssa Letizia Damiani ha raccontato come il protocollo sia il prodotto di un notevole lavoro di squadra che ha coinvolto molti attori, soprattutto donne. Un lavoro in rete tra istituzioni che si è svolto con discussioni ed approfondimenti che hanno prodotto uno strumento fondamentale per garantire non solo la stanza rosa ma tutti i processi di tutela della donna.

La Dr.ssa Lisa Fantauzzi ha poi delineato il protocollo operativo del Codice Rosa, sottolineando come il modello stia diventando un punto di riferimento per l’assistenza immediata e la presa in carico delle vittime di violenza.
Il gruppo di lavoro dell’azienda USL UMBRIA 2 ha permesso di sviluppare un protocollo che definisce con chiarezza tutte le fasi da percorrere fin dall’accoglienza della donna che ha subito violenza. La cooperazione con tutte le professioni e specialità è fondamentale per raccogliere tutte le informazioni disponibili per essere successivamente messe a disposizione della autorità giudiziaria.

La Dott.ssa Vittoria Doretti è una figura chiave nel contrasto alla violenza di genere in Italia, particolarmente riconosciuta per il suo ruolo di coordinatrice della Rete regionale Codice Rosa e direttrice del dipartimento ‘Promozione della Salute ed Etica della Salute’ della Asl Toscana sud est. Ha anche ricoperto il ruolo di consulente presso la Commissione di inchiesta sui femminicidi del Senato della Repubblica e recentemente è stata nominata membro del comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e sulla violenza di genere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il suo incarico presso l’Osservatorio è stato affidato in virtù della sua elevata e comprovata professionalità negli ambiti tematici di interesse dell’Osservatorio.
Nel suo intervento ha raccontato come è nata la legge e quanto è stata dura poter imporre alcuni concetti che partivano dalla carta di Istanbul.

Il momento più toccante è stato la testimonianza di Giovanna Ferrari, madre di Giulia Galiotto, ha condiviso una testimonianza commovente e potente sul femminicidio della figlia durante vari eventi e iniziative. Ferrari ha espresso il suo dolore e la sua frustrazione per come il processo ha trattato il caso di sua figlia, sostenendo che ci sia stata una violenza istituzionale e una rivittimizzazione per il modo in cui l’immagine di Giulia è stata svalutata e diffamata in tribunale. Ha criticato il fatto che il tribunale abbia dato più credito alla versione dell’assassino rispetto alla realtà dei fatti e che la premeditazione non sia stata riconosciuta, nonostante le evidenze. Ferrari ha anche sottolineato che la violenza di genere è un problema culturale e sociale, non solo privato o di coppia.

La sua battaglia continua anche attraverso il suo impegno con l’Unione Donne in Italia (Udi) di Modena e con la presentazione del libro “Per non dargliela vinta”, in cui racconta la storia di sua figlia e critica il trattamento giudiziario del caso. Ferrari vuole utilizzare la sua esperienza per aiutare altre donne a rompere il silenzio sulla violenza e per ripristinare la dignità e l’immagine di sua figlia, che afferma essere state ingiustamente macchiate dal processo. Nonostante il tempo passato, la ferita e la lotta per la giustizia e il riconoscimento continuano.

Martina Focardi – Dirigente Medico di Medicina Legale Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi
Evidenziato l’importanza della rete che prende in carico la donna che ha subito violenza fin dal momento del pronto soccorso. Bisogna essere molto precisi in questa fase bilanciando la raccolta di dati più ampia possibile con la delicatezza del momento. Fin dal subito occorre raccogliere tutte le prove che saranno fondamentali in sede legale e che eviteranno ulteriori sofferenze alla donna nella fase di dibattimento.

Paola Di Nicola Travaglini, nel suo ruolo di giudice e consulente per la Commissione sul femminicidio e violenza di genere del Senato, ha affrontato con vigore i pregiudizi giudiziari nei reati di violenza di genere, sottolineando come spesso le umiliazioni e le ingiurie, anche continue, vengano sottovalutate nel loro effetto traumatico sull’identità della vittima e dei bambini. Lei critica la tendenza a ridurre l’importanza dell’intenzione criminale e della matrice sessista dietro atti di violenza, indicando anche che spesso si sottovaluta il ruolo del genitore aggressivo nell’educazione dei figli e si finisce paradossalmente per mettere in dubbio la capacità di tutela della madre. Travaglini mette in discussione questa prassi e lavora per un approccio più consapevole e informato da parte del sistema giudiziario.

La sua esperienza personale come donna in magistratura e delle sfide di operare in un ambiente in cui le donne non erano riconosciute nella loro piena capacità e identità. Questo l’ha portata a impegnarsi per trovare un suo “modello di donna” nella professione giudiziaria

Ha anche denunciato la complicità culturale silenziosa nella violenza contro le donne, che deriva dai modelli familiari e sociali tradizionali. Sottolinea come la cultura prevalente contribuisca a normalizzare e sottovalutare la discriminazione e la violenza, e come questo atteggiamento sia radicato in profondità nei rapporti quotidiani e nelle strutture di potere.

L’evento si è concluso con una tavoloa rotonda dedicata all’implementazione della rete delle Aziende Sanitarie Regionali, moderato dalla giornalista Maria Pia Fanciulli, che ha evidenziato il lavoro di rete come strumento fondamentale per combattere la violenza di genere.

Il Dott. Carsili ha esordito esprimendo la sua soddisfazione per essere stato presente a un evento di tale rilevanza e ha ringraziato gli organizzatori, sottolineando l’importanza della riflessione su aspetti che normalmente sfuggono o vengono interpretati in maniera diversa dalla realtà. Ha detto di essere stato preceduto da interventi che hanno dimostrato una realtà inquietante, all’interno della quale le azioni messe in campo probabilmente non sono state così efficaci. Ha raccontato di aver visto le immagini della stanza rossa realizzata all’interno dell’ospedale di Foligno, e ha espresso orgoglio e fierezza per essere umbro e per il suo ruolo.

Ha ringraziato il personale sanitario dell’Umbria e in particolare due persone per il loro lavoro e dedizione. Ha menzionato il Dott. Mauro Zampolini, che ha diretto l’ospedale di Foligno, la dottoressa Venezia Damiani e il dottor Scarpelli, compagni di viaggio della direzione aziendale, e il dottor Calabrò, che ha diretto magistralmente il dipartimento di origine della loro azienda sanitaria.

Ha lodato il personale medico e infermieristico che, nonostante un grande carico di lavoro, ha anche trovato il modo di progettare modelli organizzativi innovativi al servizio di chi subisce forme di violenza. Ha riconosciuto che è necessario saper gestire e costruire una relazione efficace con le persone che si approcciano al pronto soccorso con determinate problematiche.

Ha evidenziato l’importanza di evitare errori che potrebbero portare a conseguenze gravi e ha lodato l’iniziativa per l’opportunità di riflessione che ha offerto. Ha apprezzato la presenza di giovani, considerandoli non solo il presente ma anche il futuro, e ha voluto portare una testimonianza di un’esperienza che è entrata a far parte della storia territoriale.

Ha spiegato che, come azienda sanitaria, hanno aderito a un protocollo iniziato dal Tribunale di Terni, promosso dalla presidente del Tribunale con l’obiettivo di favorire un confronto costante tra i giovani e la magistratura per una crescita culturale. Ha enfatizzato che le loro assistenti sociali e altri servizi hanno funzionato come sentinelle, ascoltando e percependo realtà di disagio e violenza, con l’obiettivo di promuovere una migliore rilevazione di questi fenomeni all’interno della società.

Infine, ha anticipato che a fine anno scolastico ci sarà una restituzione di questa importante esperienza, che ha considerato innovativa anche a livello nazionale, e ha ribadito che l’azienda sanitaria sta cercando di dare il massimo contributo attraverso i propri servizi. Ha ritenuto doveroso condividere queste informazioni, poiché rappresentano un ulteriore elemento che si aggiunge al mosaico della lotta contro questi fenomeni.

Il convegno è stato un’occasione unica di confronto e di apprendimento, che ha rafforzato l’impegno collettivo verso la creazione di una società più sicura e protettiva per le vittime di violenza.

 

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